Dal nuovo mondo all’America. Scoperte geografiche e colonialismo (secoli XV-XVI)

1492: scoperta dell’America. Ma che significa “scoprire”? E perché è l’Europa a scoprire l’America, e non il contrario? Quanto può il caso, il colpo di fortuna? Quanto, invece, la storia: lenta accumulazione di potenziale umano, di sapere tecnologico e pratico, di bisogni che prendono forma nella cultura e nell’immaginario? E ancora: Colombo scopre la “sua” America, ma che dire dei suoi successori ed emuli? Da Terranova al Cile la scoperta trasforma radicalmente l’aspetto del mondo conosciuto; intanto, sul piano dei rapporti politici, cede il passo alla spietatezza della conquista: guerra e dominio, ecatombe della popolazione indigena, e poi costruzione di una nuova società fondata sulla supremazia dei vincitori, di una nuova cultura dominata dall’ansia missionaria. Ma America ed Europa sono anche protagoniste di un lungo incontro: nel corso del quale il cambiamento approda sulla riva orientale dell’Atlantico. Meno dirompente e più nascosto, esso è figlio del lento e contrastato percorso con cui la cultura europea ha interrogato la realtà naturale e umana del mondo americano, facendone uno specchio in cui contemplare se stessa tanto intensamente da potervi cogliere la chiara immagine delle proprie contraddizioni.